LAUDATO SI…

Domenica scorsa i giovani Regina dell’Amore si sono ritrovati insieme per il loro appuntamento mensile e il tema svolto nella catechesi – fatta al parco del Cenacolo, vista la splendida giornata estiva – ha riguardato la nuova enciclica di Papa Francesco, “Laudato si…”.
Così, dopo aver letto una frase della Madonna del 10 gennaio 1990 e una di Gesù dell’anno 2000 in cui il Cielo evidenziava come la natura si sta ribellando all’uomo poiché quest’ultimo si sta ribellando a Dio, sono stati letti alcuni brani del nuovo documento papale in cui il Pontefice evidenziava tutte le grandi contraddizioni del mondo attuale in cui si parla e si vuole difendere l’ambiente a tutti i costi ma, contemporaneamente, non si vuole più rispettare la natura dell’uomo proponendo e insegnando, ad esempio, il “gender” nelle scuole o riducendo la vita umana a oggetto di mercato con la sperimentazione e la compravendita degli embrioni, fino a disprezzare la stessa con aborto, eutanasia ecc.
Nella Adorazione Eucaristica delle 16, si è pregato anche per il meeting che si sta avvicinando e di cui vi abbiamo elencato i punti salienti in un precedente articolo; quindi, essendo stato questo l’ultimo incontro prima della pausa estiva, al posto dei lavori di gruppo, ci siamo ritrovati in sala S. Benedetto proprio per iniziare a distribuire i notevoli compiti  per la grande festa dell’Assunta.
In conclusione, cena insieme in amicizia e allegria sempre ringraziando di cuore Gesù e Maria per averci fatto incontrare ancora una volta insieme.

Corpus Domini

Il fine settimana appena passato è stato particolarmente denso di spiritualità per il Movimento Mariano e il gruppo giovani. Sabato sera, primo sabato del mese, ci siamo ritrovati al Cenacolo per l’Adorazione Eucaristica guidata dai ragazzi: questa volta, visto il bel clima estivo, abbiamo pensato di organizzare la preghiera nel parco del Cenacolo, sotto il porticato della “Casa della Sacra Famiglia”. Il parco in questo periodo mostra tutta la sua bellezza naturale incorniciato dalla pienezza del verde acceso con la speciale coreografia di simpatiche lucciole che appaiono e scompaiono sulla lavagna nera del buio.
Abbiamo iniziato la preghiera con il Santo Rosario partendo dal Cenacolo e, processionalmente, con dei lumini, ci siamo diretti verso la casa della Santa Famiglia,  meditando i Misteri della Gioia.
Finito il Santo Rosario è stato esposto all’Adorazione sull’altare sotto il porticato il Santissimo Sacramento e, con un’adorazione spontanea, abbiamo affidato a Gesù tutte le nostre intenzioni. In lontananza si sentivano i rumori delle discoteche all’aperto con gli schiamazzi dei giovani: abbiamo pregato anche per loro, per tutti quei giovani che non conoscono ancora la Grazia di stare insieme a Gesù.
Domenica pomeriggio, solennità del Corpus Domini, c’è stata la Santa Messa al Cenacolo celebrata dal sempre “frizzante” don Lieto seguita dalla bellissima processione con l’Eucaristia. La particolarità di questa Messa e della processione é la massima cura nei particolari liturgici della tradizione cristiana che oggi purtroppo qualche sacerdote vuole dimenticare.
La processione si è incamminata per le vie del parco in un clima di grande devozione con canti e preghiere e con i bambini che spargevano petali di rose davanti il Santissimo Sacramento.
Una cosa particolare, saltata all’occhio a chi aveva già partecipato alla Santa Messa di questa domenica, è stata la lettura completa della sequenza del Corpus Domini scritta da San Tommaso d’Aquino.
Nella Liturgia domenicale in tutte le chiese sono stati letti solo gli ultimi quattro versetti (probabilmente per una questione di tempi) ma, se letta per intero, queste parole ci possono veramente illuminare sulla sacralità del Mistero Eucaristico: essa, infatti, evidenzia anche quanti sacrilegi possono venir compiuti dai fedeli e anche da alcuni sacerdoti al Santissimo Sacramento per un rapporto superficiale.
Ve la riproponiamo qui di seguito per meditarla ancora:

[Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.

È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l’antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l’ombra:
luce, non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.

È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
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Come il chicco di grano

In questo fine settimana, che ci ha introdotti nel triduo di preghiera in preparazione del trentesimo anniversario dalla prima Apparizione di Maria a Renato, ci siamo ritrovati in sala San Benedetto dove ci aspettava Mirco Agerde per l’incontro “Giovani in cammino”.
Anche in questa occasione Mirco ha voluto farci notare l’importanza del Vangelo del giorno, quinta domenica di Quaresima, dove alcuni greci cercano Gesù per poterlo vedere e Gesù parla loro del chicco di grano che deve morire per dar frutto e che chi ama la propria vita la perderà [….] Gv 12,20-33
Tutti vogliamo vedere Gesù, vorremmo sentirlo più vicino, vorremmo fargli un sacco di domande, soprattutto noi giovani con tutte le nostre incertezze e i nostri dubbi sulla strada da scegliere nella nostra vita….
Per riuscire in questo dobbiamo comprendere cosa succede al chicco di grano che deve morire a se stesso per dare frutto, dobbiamo cercare di mettere da parte il nostro ego, il nostro io per potere lasciare spazio a Gesù; quando mettiamo al centro i nostri interessi questi si mettono in mezzo tra noi e Dio.
Un’altra cosa importante che oggi è veramente difficile da mettere in pratica, è cercare di fare silenzio intorno a noi per far spazio a Dio. Nella vita moderna in cui viviamo siamo sommersi da continui rumori (tv, radio, cellulari…), sembra quasi che il silenzio faccia paura; e se anche si riesce a ritagliare delle pause di silenzio, in quei momenti nella nostra testa cominciano a passare una moltitudine di pensieri di ogni genere che ci fanno perdere la concentrazione dal reale motivo per cui cerchiamo il silenzio.
La Scrittura ci insegna che Dio non viene nei fragori ma nel silenzio di una brezza leggera, quindi dobbiamo imparare ad impegnarci per cercare questo silenzio, dobbiamo chiedere con fervore la Grazia del silenzio dentro la nostra anima.
Ancora, come il chicco di grano deve morire per dare frutto, così anche noi dobbiamo morire a noi stessi e non essere egoisti, dobbiamo donarci al prossimo per dare frutto.
Se saremo capaci di mettere in pratica il comandamento dell’amore vicendevole insegnatoci da Gesù nell’Ultima Cena (anche verso chi non lo ricambia), diventeremo un segno che attrae gli altri verso il Signore e nascerà il frutto della conversione nei fratelli che incontreremo: ecco perché Gesù ci esorta ad amare meno la nostra vita per guadagnare il Regno dei Cieli.
Dice Maria il 25 dicembre del 2002:
“Benediciamo in eterno il Padre. Figli miei, da secoli c’è in mezzo a voi, nel mondo, Uno che ancora non tutti conoscono: Gesù, che io vi ho portato, è la ricchezza che ha raggiunto tutti gli uomini di buona volontà affinchè la terra non fosse più deserta ma vi abitasse la pienezza della Grazia. Ancora io vengo in mezzo a voi per aiutarvi a riconoscerLo, per aprire i vostri occhi affinchè Lo possiate vedere, affinchè piena sia la vostra testimonianza.”

Annunciazione a Maria

Nell’incontro mensile con Don Gino Oliosi da parte del gruppo giovani, si è svolta un importante catechesi i cui argomenti principali sono stati tre. L’annunciazione di Maria, che cade il 25 marzo, l’annunciazione a San Giuseppe, il 19 marzo che un tempo era festa di precetto e il 30° anniversario delle apparizioni della Madonna a San Martino di Schio.

Come ci racconta il Vangelo, Maria ricevette la visita dell’arcangelo Gabriele che la saluta dicendole, “Salve graziosa”; noi nella preghiera alla Madonna diciamo semplicemente: “Ave”, ma il significato originale era questo. Quel graziosa non è un complimento alla bellezza esteriore ma a quella dell’animo umile della Madonna che – ricordiamo – all’epoca aveva solo sedici anni ed era già promessa sposa di Giuseppe. Maria si stupisce ancora di più del modo con cui prosegue l’Angelo dicendole: “piena di Grazia”, un saluto che non era mai stato fatto a nessuno prima di quel momento nella Bibbia. Tuttavia non è solo questo che turba il suo animo; infatti, appresa la notizia che avrebbe avuto un figlio, chiede come fosse possibile e dice: “non conosco uomo”. L’angelo la rassicura dicendo che lo Spirito Santo sarebbe intervenuto e le dà la prova riferendole che anche Elisabetta, sua cugina, era incinta di sei mesi anche se era da tutti considerata sterile.  Questa introduzione che in molti conoscono è però fondamentale per capire l’annunciazione di Giuseppe. Molti, sbagliando, credono che Giuseppe volesse ripudiare in segreto Maria perché incinta ma non è così. Dopo essere andata a trovare la cugina Elisabetta, Maria torna a casa, incontra Giuseppe e gli spiega quello che le era successo. Giuseppe viene definito dalla Bibbia come “uomo giusto” – quindi vicino a Dio – e quando sente quanto accaduto crede ciecamente a quanto lei gli aveva raccontato, ma subentrò un altro pensiero nel suo cuore ossia il timore di non essere all’altezza, il timore di non c’entrare nulla in questo disegno grandioso di Dio, lui che era sì un discendente di Davide ma, comunque, un povero falegname.

Quella notte in sogno gli apparve l’Angelo e lo consolò, dicendogli di non temere di prendere Maria come sua sposa; questo stava a significare che Giuseppe era stato scelto fin dall’inizio dei tempi. Non dobbiamo fraintendere il sogno di Giuseppe con l’interpretazione dei sogni che fa oggigiorno ogni sorta di mago più o meno legato al satanismo. Giuseppe era un uomo legato a Dio e sapeva benissimo capire la differenza tra un sogno e un messaggio nel sonno da parte del Signore.

Non bisogna mai dimenticare quindi l’ importanza di San Giuseppe nella storia della salvezza: lui, patrono della Chiesa, è l’uomo a cui Dio ha affidato Sè stesso incarnato in un bambino e la stessa Maria sua Regina e Madre.

Non è un caso, quindi, che Maria Regina dell’Amore abbia scelto proprio il 25 marzo come prima apparizione nel santi luoghi di San Martino; questa volta è stata Lei a portare l’annuncio di Dio per il mondo, un annuncio di un periodo di Grazia per quelle anime che desiderano la salvezza in Cristo, in attesa della sua venuta.

Trasmettete l’amore di Gesù con amore

Sabato scorso, primo sabato del mese ci siamo ritrovati al Cenacolo per guidare la consueta Adorazione Eucaristica.
Nel tempo quaresimale che stiamo vivendo, abbiamo pensato di iniziare la preghiera con le parole di papa Francesco nel suo messaggio per la Quaresima 2015: ve le riproponiamo qui di seguito.
“Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima è un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli. Soprattutto però è un “tempo di grazia” (2 Cor 6,2). Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. Però succede che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. Si tratta di un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare.”
Queste parole ci devono far riflettere su quale sia il nostro rapporto con il prossimo e vediamo quale somiglianza ci sia con i tanti richiami che la Regina dell’Amore ci ha fatto in questi anni.
Disse Maria il 6 febbraio 1987:
“Benediciamo il Padre. Figli miei, trasmettete l’amore di Gesù con amore. Rimanete vicini ai più bisognosi di amore e riceverete anche voi amore. Vi invito ad adoperarvi affinché sia più degno il vivere degli abbandonati, degli anziani. Arricchite voi i loro spiriti, portando gioia e amore, donandovi a loro; ecco l’opera di Maria: con voi per aprire i cieli in terra e nei cieli. Amore, figli miei, Gesù rimarrà con voi nell’amore. Sia benedetta la vostra opera fondata nell’amore. Vi benedico.”

Tempo di Quaresima, tempo di purificazione

Domenica scorsa, 22 febbraio, si è svolto l’incontro “Giovani in Cammino” e questo mese la catechesi è stata tenuta da don Domenico Marini, vocazione nata nel nostro Movimento e operante, come Sacerdote, nella Diocesi di Vicenza.
Il tema sviluppato è stato ispirato dal Vangelo del giorno, prima domenica di Quaresima, in cui Gesù è stato sospinto dallo Spirito nel deserto, dove rimase per quaranta giorni tentato da Satana.
Innanzitutto sorge l’invito di metterci in discussione di fronte al Vangelo: come vivo la Parola di Dio? La metto in pratica?
Il rischio è quello di diventare immuni a questa Parola, siamo spesso portati a pensare che non sia utile direttamente a noi, ma agli altri; giudichiamo chi non mette in pratica la Parola, senza pensare che prima di tutto è rivolta a noi.
Perché la tentazione? Veniamo tentati perché il tentatore vuole farci cadere; quando siamo già caduti le tentazioni non servono più, è il momento in cui ci sentiamo tentati che dobbiamo essere forti per restare in piedi. Ma questo non lo possiamo fare da soli: dobbiamo camminare con la Madonna e con il Signore. Gesù è andato nel deserto con lo Spirito Santo e anche noi abbiamo la possibilità di invocarlo, soprattutto in questo tempo di quaresima, Maria ci invita: “figli miei, abbiate in voi l’esigenza dello Spirito Santo”(28.02.1990).
Gesù è andato nel deserto, luogo solitario, e anche noi in questo tempo di Quaresima, siamo invitati a vivere tempi di deserto, per riflettere, per mettere in esame la nostra vita. La Quaresima deve essere un tempo per “metterci sotto i riflettori”, ovviamente non i nostri altrimenti per noi andrebbe bene tutto, ma confrontandoci con la Parola di Dio, e con i messaggi che Maria ci ha lasciato, che servono per illuminare e guidarci nel nostro cammino. Tempo per metterci davanti a Lui: “Signore dove posso fare di più?Dove sono mancante? Come devo vivere la mia vita?”; avere quindi la capacità di ascoltare, senza pretendere che il Signore parli all’orecchio, perché il Signore parla nel cuore. È dunque indispensabile avere un modello da seguire, che non siano i modelli del mondo, i modelli veri a cui ispirarsi sono Gesù, la Madonna, i Santi.. solo confrontandoci con questi modelli e con l’aiuto dello Spirito Santo possiamo applicare la Parola, riconoscere le tentazioni. Se non ci confrontiamo con la Parola, non possiamo distinguere ciò che è bene da ciò che è male, ciò che viene da Dio da ciò che viene da Satana. Satana riprende la parola di Dio per rigirarla a suo vantaggio, Gesù riprende la Parola dandone il giusto significato. Così anche noi possiamo trarre a nostro vantaggio la Parola, ma se la leggiamo con lo Spirito di Dio, diventa luce.
Dobbiamo impegnarci a vivere questo tempo di Quaresima non come un tempo limitato al termine del quale tutto torna come prima, ma un tempo in cui prendiamo in mano la nostra vita e proseguiamo in cammino con gli insegnamenti di Gesù.
Il senso del sacrificio durante la Quaresima deve essere valorizzato, non si fa per obbligo, perché si deve; sacrificio significa rendere sacra un’azione. Offrire sacrifici per la purificazione di noi stessi e per le anime, come Maria stessa ci chiede: “intensificate la vostra preghiera, penitenza e mortificazione per la salvezza vostra e di tanti vostri fratelli”, “…Dio vi attende poveri e purificati…”. È anche occasione di allenamento: infatti la vita spirituale è paragonata ad una corsa, bisogna allenarsi per raggiungere una meta. L’allenamento può essere in contrasto con ciò che il mondo propone, la tentazione si presenta sotto varie forme, con tanti mezzi e le rinunce ci aiutano a fortificarci per vincere queste tentazioni, così verrà la presenza viva e forte dello Spirito. Se lo Spirito è con noi, chi può essere contro di noi? È Dio il più forte, e agisce in tutti i tempi. Se guardiamo la televisione, viene mostrato il mondo tutto nero..e Dio? Di Lui nessuna notizia, ma Lui c’è, e lavora, fa grandi cose ma il mondo non lo fa percepire, si può pensare al detto “fa più rumore una pianta che cade che un bosco che cresce”. È una lenta crescita del Regno di Dio, noi dobbiamo coglierlo e come Gesù, dobbiamo uscire dal deserto e annunciare la venuta del Suo Regno. Se riusciamo a mettere in pratica l’amore a Dio sopra ogni cosa e al prossimo come noi stessi, riusciremo a realizzare ciò che Gesù chiede: “convertiti e credi nel Vangelo”. Dobbiamo basare la nostra vita su un pilastro solido, ricordandoci che il mondo propone cose effimere, cose che passano e che solo Dio rimane in eterno.

Imparando dai Santi

La scorsa domenica abbiamo trascorso il pomeriggio insieme con i bambini e i giovanissimi, passando insieme alcune ore per approfondire il cammino di fede a cui la Regina dell’Amore ci ha chiamati, con una serie di catechesi e giochi, naturalmente il tutto fatto su misura per loro.
Quest’anno, visto l’istituzione da parte di Papa Francesco dell’anno per la vita consacrata, abbiamo pensato di accompagnare i bambini e i ragazzi a conoscere coloro che prima di noi hanno donato la loro vita a Gesù: i Santi.
Sono tanti i messaggi di Maria che ci invitano a seguire l’esempio dei Santi, come quello del 31 ottobre 1990: “Preghiamo insieme. Figli miei, sono con me nel Regno del Padre le anime esemplari da Lui santificate. Imitatele con la vostra vita! Non vanificate il tempo per farvi sapienti della terra! Siate al servizio dello spirito, cercate solo Dio che vi vuole fare santi. Io sono sempre con voi. Vi benedico. Benedico i vostri cari e quanti desiderate presentarmi affidando a me.”
Ma come poter stimolare interesse nei ragazzi per prendere esempio dalle vite di questi “Grandi” della Chiesa?
Abbiamo pensato a quali sono le caratteristiche che formano un Santo e prendendo spunto dalla Lettera agli Efesini di San Paolo dove è scritto: “Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo”, abbiamo paragonato le virtù dei Santi ai pezzi di un’armatura formando una vera e propria armatura di Dio.
Lo scudo della fede che ci difende dagli attacchi del Maligno; l’elmo della salvezza, la salvezza che viene solo da Cristo che ci cambia la vita rinnovandola; la spada della parola del Vangelo che taglia e smaschera le falsità del mondo; la corazza della grazia di Dio che si acquista attraverso i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia i quali ci fanno forti nelle tempeste della vita. Il tutto unito dal filo della Carità che fa diventare grandi i “piccoli e gli umili”.
Ad ogni incontro poi abbiamo organizzato dei giochi a tema, coinvolgendo i ragazzi in competizioni per allenarsi verso la santità divertendosi e ridendo come matti!
Nei prossimi incontri questo progetto andrà avanti e avrà il suo culmine al Meeting Internazionale dei Giovani: naturalmente, ora non possiamo svelarvi quello che sarà una sorpresa meravigliosa per tutti.

 

Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà

Sabato scorso, primo sabato del mese, ci siamo ritrovati al Cenacolo per pregare insieme davanti al Santissimo Sacramento come ci ha sempre esortato vivamente Maria.
Dopo aver recitato il Santo Rosario con i misteri della gioia abbiamo ascoltato una meditazione che ci ha fatto riflettere sulla sofferenza vista la vicina celebrazione della “Giornata Mondiale del malato” che si svolgerà domani in concomitanza con la festa delle apparizioni di Lourdes; ve la riproponiamo qui di seguito.

Una domanda che tutti ci portiamo dentro è: perché bisogna soffrire, pagare con la sofferenza? Ma allora Dio si compiace della mia sofferenza? Per capire bene il problema della sofferenza, bisogna tener presente la frase: «Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà». Un filo rosso collega tutte le apparizioni di Fatima: sono i tanti sacrifici richiesti dal Cielo ed eroicamente offerti dai Pastorelli. Il dolore è un enigma per l’uomo, ma guardando il Crocifisso, capiamo che questo è l’unico mezzo per trasformare il male in bene. La Madonna chiede a questi bambini innocenti tanta sofferenza, perché non esiste altra via per riparare il peccato, vista la triste eredità che Adamo ha trasmesso all’uomo, se non quella del Sacrificio redentore, l’unico in grado di distruggere il male: solo la penitenza può cambiare nell’intimo il male, trasformandolo in bene. La penitenza è l’unica via per riconciliare la giustizia e sanare i debiti che abbiamo con Dio; l’unico modo per ristabilire la carità, e offrire il contraccambio; quindi non il sacrificio finalizzato a se stesso, ma la sofferenza per trasformare noi stessi e il mondo: la morte per donare la vita, come ha insegnato e praticato Gesù. Non si vince il male ignorandolo o dichiarando che siamo tutti risorti.
Diceva santa Teresa d’Avila che amor con amor si paga, e quindi più è stato grande il Sacrificio di Cristo per lavare le nostre colpe, tanto più deve essere generosa la nostra penitenza. Non si tratta tanto di avere la visione di un Dio che si compiace della sofferenza, quanto di un Padre che si prende cura dei suoi figli. San Bernardo di Chiaravalle afferma che Dio non può patire, perché la sofferenza è un’imperfezione dovuta al peccato originale, mentre Dio è Essere perfettissimo, ma può compatire, perché ci ama: Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio, scrive san Giovanni.
L’amore del Padre per noi si esterna nel dono del Figlio: Dio ci compatisce, donandoci il Figlio in una carne simile alla nostra, perché possa diventare il nostro Redentore, offrendo il proprio Corpo nell’unico ed eterno Sacrificio; quindi è assurdo affermare che Dio si compiace del male, anzi nel suo amore, è il Padre stesso a rimediare, col Sacrificio del Figlio, al male fatto da noi. Certamente Gesù poteva salvare il mondo senza la sofferenza, ma ha voluto redimerlo attraverso questa via dolorosa, perché è l’unica che riesce a trasformare il male nel suo intimo, ad annientarlo, a consumarlo; il male rimane, se non si riesce a trasformarlo nel bene, perché per riparare il male, bisogna fare il bene.

 

Incontro con Alessandro Gnocchi

Ormai da un anno a questa parte il Movimento Mariano Regina dell’Amore propone una serie di incontri formativi invitando illustri personalità.
Dopo l’ambasciatore russo Alexey Komov, dopo Elisabetta Frezza dei “Giuristi per la vita”, sabato 24 gennaio, presso casa Nazareth, è venuto a parlarci il giornalista e scrittore apologeta Alessandro Gnocchi, sul tema “la crisi nella chiesa”.
Entriamo subito nel vivo della sua relazione.
Gnocchi ha esordito chiarendo il concetto chiesa, che viene intesa come corpo mistico: “Noi sappiamo che il corpo mistico è formato dalle membra che siamo tutti noi battezzati e dal capo che è Cristo, il quale è perfetto, santo e non deflette mai e questa essenza soprannaturale della chiesa è il motivo per cui, anche in momenti bui come l’attuale, non possiamo perdere la speranza.
Oggi il cristianesimo, nella cultura occidentale è un concetto in ribasso, vi è una netta spaccatura con il passato, una frattura nella continuità della tradizione.
Ci sono stati altri momenti così gravi nella storia del cristianesimo, in particolare due sono paragonabili a questo.
Il primo intorno al terzo secolo con il vescovo Ario, il quale mise in dubbio la divinità di Cristo. Questa eresia entrò di prepotenza nel popolo di Dio tanto che la Chiesa si risvegliò ariana senza quasi rendersene conto.
Il secondo momento, 1200 anni dopo, fu la crisi protestante con Lutero; questa nacque dal suo dramma personale, il timore di essere salvato, che riuscì a trasferire nel popolo anche attraverso l’appoggio dei principi tedeschi e soprattutto di Edoardo VIII che volevano ribellarsi a Roma per sottrarne i territori.
A differenza della crisi attuale queste due avevano due nomi da combattere, fu più semplice contrastarle perché bastò allontanare i fondatori, oggi invece ci troviamo di fronte ad un popolo di Dio malato che non si rende conto di esserlo.
Un aspetto che accomuna tutti e tre questi momenti di crisi, l’attuale, l’arianesimo e il protestantesimo è la crisi liturgica.
Ario compose moltissimi inni religiosi entrando nel cuore delle celebrazioni e nel cuore della gente, Lutero distrusse la liturgia cattolica seguendo il principio: “girate gli altari e distruggerete la religione”, oggi viviamo uno stravolgimento liturgico senza precedenti, le messe sono diventate feste di gioia, ci siamo dimenticati l’aspetto sacrificale della Santa Messa ed è così che le persone che 50 anni fa vivevano una fede tradizionale, oggi professano cose che a quel tempo non si sarebbero sognate neanche di pensare, è così che oggi ci si ritiene cattolici si! ma non al 100% e di fatto non lo si è piu, è così che oggi più del 60% dei cattolici non crede all’Eucaristia come presenza reale di Gesù Cristo, è cosi che oggi abbiamo una generazione di cattolici fragili spiritualmente ed anche psicologicamente.
La crisi è così avanzata che la scelta ormai non è più tra “tradizionalisti e progressisti” ma tra “Dio e il mondo”, nessuno ha più il coraggio di dire qualcosa di diverso da quello che il mondo vuole sentirsi dire, i sacerdoti hanno tolto le vesti e sono diventati mondani e la Chiesa stessa si vive come un problema per il mondo, non più come la soluzione dei problemi e così nascondiamo i dogmi della fede, la Chiesa ha iniziato ad usare il linguaggio del mondo ed è finita per sposarne i valori.
Oggi il concetto di peccato è andato scemando, una volta ci si confessava spesso e ci si comunicava poco, oggi tutti vanno alla comunione come fosse un banchetto senza preoccuparsi di essere confessati, ci si dimentica che il peccato è un offesa a Dio che viene leso nel suo diritto di essere glorificato e ci si dimentica altresì che per colmare questa lacuna umana lo stesso Gesù Cristo ha versato il suo sangue per noi.
Dunque che cosa dobbiamo fare? Innanzitutto imitare Gesù in questo atteggiamento di riparazione e non perdere la speranza, poi cercare di mettere al sicuro il buon seme dando vita a piccole aggregazioni che vivano la vera fede, che si formino alla vera fede, perché il deposito della fede va messo in piccoli granai, evitando di sentirsi migliori degli altri ma consapevoli di essere più fortunati e di avere questo grande e grave compito, e quando il Signore vorrà il seme tornerà a fruttificare.”
Grazie dunque ad Alessandro Gnocchi che con questa sua relazione ha confermato una volta di più il lavoro che stiamo facendo, spinti dalla nostra Mamma del Cielo e ci sprona a continuare con sempre maggiore sforzo e con tanta umiltà.

Il Tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino!

Domenica 25 gennaio i giovani che seguono il Movimento Mariano si sono ritrovati in sala San Benedetto per il consueto incontro formativo “Giovani in cammino” che si svolge ogni quarta domenica e guidato dal sempre eccezionale Mirco Agerde.
Il tema dell’incontro ha preso spunto dal Vangelo del giorno, terza domenica del tempo ordinario, dove Gesù dichiara ufficialmente che “il Tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.
Di che tempo sta parlando Gesù? E cosa succederà in questo Regno?
Con la venuta di Gesù inizia un tempo dove Dio non è mai stato così vicino agli uomini. La Scrittura ci insegna che nei momenti più difficili della storia dell’umanità il Signore si china per ascoltare la preghiera del Suo popolo e sollevarlo dalle miserie in cui cade; ma oggi possiamo chiederci, quanti invocano e pregano l’aiuto di Dio?
Anche qui a San Martino il Cielo si è chinato e, attraverso Maria, ci chiama alla conversione, ad un cambiamento di vita, di mentalità, con urgenza perché non c’è più tempo.
Spesso pensiamo di avere tanto tempo, soprattutto i giovani, e quindi rimandiamo sempre a un futuro incerto il vero proprio cambiamento di vita che richiede Maria.
La nostra mentalità, il nostro orgoglio non ci aiutano a fare questo cambiamento perché pensiamo sempre che le nostre ragioni sono le uniche giuste con la conseguenza di ignorare i consigli, anche quelli che ci arrivano dal Cielo!
Come uso il mio tempo? Dio regna veramente in me? Sono sempre alla ricerca di Dio? Tutto quello che faccio lo faccio per Dio o solo per me?
Mirco ci ha invitato a farci spesso queste domande che ci posso aiutare a spronarci dal nostro torpore mondano stimolandoci ad un cammino di Fede più serio e motivato.
Dopo l’Adorazione Eucaristica al Cenacolo, dove abbiamo pregato perché queste parole diano frutto nei nostri cuori, ci siamo riuniti sempre in salone San Benedetto per fare dei “lavori di gruppo” dove, prendendo spunto da alcuni messaggi di Maria, ci siamo confrontati con opinioni e domande esponendo poi i riassunti.
A fine serata consueta cena insieme, fatta in semplicità e amicizia, che ci aiuta conoscerci meglio.
Lodiamo e ringraziamo Dio per questo utile e bel tempo passato insieme.
Dice Maria l’8 dicembre 1985 (Festività dell’lmmacolata Concezione):
“Sia lode al Padre, al Figlio e allo Spirito. Ringraziate sempre perché vi ha dato Maria, Regina dell’Amore e di salvezza. In questo giorno di luce si innalzino lode e canti a Lui Re dell’universo. Amen. Figli miei dilettissimi, Maria è in mezzo a voi. Gesù oggi per mezzo di Maria e per mezzo vostro si è incontrato con tante anime. Il vostro impegno sia costante, sincero. Dite a tutti che Maria grida da questo luogo alla conversione. Siate uniti e impegnati. Lasciate i vostri impegni quotidiani. Non perdete tempo. Chiamate tutti al Padre. Si preghi perché Lui arresti quello che sta per venire. E a voi dico: io vi salverò perché siete gli operatori di salvezza e Maria vi ama. Coraggio, non temete. Vi benedico.”