Come il chicco di grano

In questo fine settimana, che ci ha introdotti nel triduo di preghiera in preparazione del trentesimo anniversario dalla prima Apparizione di Maria a Renato, ci siamo ritrovati in sala San Benedetto dove ci aspettava Mirco Agerde per l’incontro “Giovani in cammino”.
Anche in questa occasione Mirco ha voluto farci notare l’importanza del Vangelo del giorno, quinta domenica di Quaresima, dove alcuni greci cercano Gesù per poterlo vedere e Gesù parla loro del chicco di grano che deve morire per dar frutto e che chi ama la propria vita la perderà [….] Gv 12,20-33
Tutti vogliamo vedere Gesù, vorremmo sentirlo più vicino, vorremmo fargli un sacco di domande, soprattutto noi giovani con tutte le nostre incertezze e i nostri dubbi sulla strada da scegliere nella nostra vita….
Per riuscire in questo dobbiamo comprendere cosa succede al chicco di grano che deve morire a se stesso per dare frutto, dobbiamo cercare di mettere da parte il nostro ego, il nostro io per potere lasciare spazio a Gesù; quando mettiamo al centro i nostri interessi questi si mettono in mezzo tra noi e Dio.
Un’altra cosa importante che oggi è veramente difficile da mettere in pratica, è cercare di fare silenzio intorno a noi per far spazio a Dio. Nella vita moderna in cui viviamo siamo sommersi da continui rumori (tv, radio, cellulari…), sembra quasi che il silenzio faccia paura; e se anche si riesce a ritagliare delle pause di silenzio, in quei momenti nella nostra testa cominciano a passare una moltitudine di pensieri di ogni genere che ci fanno perdere la concentrazione dal reale motivo per cui cerchiamo il silenzio.
La Scrittura ci insegna che Dio non viene nei fragori ma nel silenzio di una brezza leggera, quindi dobbiamo imparare ad impegnarci per cercare questo silenzio, dobbiamo chiedere con fervore la Grazia del silenzio dentro la nostra anima.
Ancora, come il chicco di grano deve morire per dare frutto, così anche noi dobbiamo morire a noi stessi e non essere egoisti, dobbiamo donarci al prossimo per dare frutto.
Se saremo capaci di mettere in pratica il comandamento dell’amore vicendevole insegnatoci da Gesù nell’Ultima Cena (anche verso chi non lo ricambia), diventeremo un segno che attrae gli altri verso il Signore e nascerà il frutto della conversione nei fratelli che incontreremo: ecco perché Gesù ci esorta ad amare meno la nostra vita per guadagnare il Regno dei Cieli.
Dice Maria il 25 dicembre del 2002:
“Benediciamo in eterno il Padre. Figli miei, da secoli c’è in mezzo a voi, nel mondo, Uno che ancora non tutti conoscono: Gesù, che io vi ho portato, è la ricchezza che ha raggiunto tutti gli uomini di buona volontà affinchè la terra non fosse più deserta ma vi abitasse la pienezza della Grazia. Ancora io vengo in mezzo a voi per aiutarvi a riconoscerLo, per aprire i vostri occhi affinchè Lo possiate vedere, affinchè piena sia la vostra testimonianza.”