Incontro con Alessandro Gnocchi

Ormai da un anno a questa parte il Movimento Mariano Regina dell’Amore propone una serie di incontri formativi invitando illustri personalità.
Dopo l’ambasciatore russo Alexey Komov, dopo Elisabetta Frezza dei “Giuristi per la vita”, sabato 24 gennaio, presso casa Nazareth, è venuto a parlarci il giornalista e scrittore apologeta Alessandro Gnocchi, sul tema “la crisi nella chiesa”.
Entriamo subito nel vivo della sua relazione.
Gnocchi ha esordito chiarendo il concetto chiesa, che viene intesa come corpo mistico: “Noi sappiamo che il corpo mistico è formato dalle membra che siamo tutti noi battezzati e dal capo che è Cristo, il quale è perfetto, santo e non deflette mai e questa essenza soprannaturale della chiesa è il motivo per cui, anche in momenti bui come l’attuale, non possiamo perdere la speranza.
Oggi il cristianesimo, nella cultura occidentale è un concetto in ribasso, vi è una netta spaccatura con il passato, una frattura nella continuità della tradizione.
Ci sono stati altri momenti così gravi nella storia del cristianesimo, in particolare due sono paragonabili a questo.
Il primo intorno al terzo secolo con il vescovo Ario, il quale mise in dubbio la divinità di Cristo. Questa eresia entrò di prepotenza nel popolo di Dio tanto che la Chiesa si risvegliò ariana senza quasi rendersene conto.
Il secondo momento, 1200 anni dopo, fu la crisi protestante con Lutero; questa nacque dal suo dramma personale, il timore di essere salvato, che riuscì a trasferire nel popolo anche attraverso l’appoggio dei principi tedeschi e soprattutto di Edoardo VIII che volevano ribellarsi a Roma per sottrarne i territori.
A differenza della crisi attuale queste due avevano due nomi da combattere, fu più semplice contrastarle perché bastò allontanare i fondatori, oggi invece ci troviamo di fronte ad un popolo di Dio malato che non si rende conto di esserlo.
Un aspetto che accomuna tutti e tre questi momenti di crisi, l’attuale, l’arianesimo e il protestantesimo è la crisi liturgica.
Ario compose moltissimi inni religiosi entrando nel cuore delle celebrazioni e nel cuore della gente, Lutero distrusse la liturgia cattolica seguendo il principio: “girate gli altari e distruggerete la religione”, oggi viviamo uno stravolgimento liturgico senza precedenti, le messe sono diventate feste di gioia, ci siamo dimenticati l’aspetto sacrificale della Santa Messa ed è così che le persone che 50 anni fa vivevano una fede tradizionale, oggi professano cose che a quel tempo non si sarebbero sognate neanche di pensare, è così che oggi ci si ritiene cattolici si! ma non al 100% e di fatto non lo si è piu, è così che oggi più del 60% dei cattolici non crede all’Eucaristia come presenza reale di Gesù Cristo, è cosi che oggi abbiamo una generazione di cattolici fragili spiritualmente ed anche psicologicamente.
La crisi è così avanzata che la scelta ormai non è più tra “tradizionalisti e progressisti” ma tra “Dio e il mondo”, nessuno ha più il coraggio di dire qualcosa di diverso da quello che il mondo vuole sentirsi dire, i sacerdoti hanno tolto le vesti e sono diventati mondani e la Chiesa stessa si vive come un problema per il mondo, non più come la soluzione dei problemi e così nascondiamo i dogmi della fede, la Chiesa ha iniziato ad usare il linguaggio del mondo ed è finita per sposarne i valori.
Oggi il concetto di peccato è andato scemando, una volta ci si confessava spesso e ci si comunicava poco, oggi tutti vanno alla comunione come fosse un banchetto senza preoccuparsi di essere confessati, ci si dimentica che il peccato è un offesa a Dio che viene leso nel suo diritto di essere glorificato e ci si dimentica altresì che per colmare questa lacuna umana lo stesso Gesù Cristo ha versato il suo sangue per noi.
Dunque che cosa dobbiamo fare? Innanzitutto imitare Gesù in questo atteggiamento di riparazione e non perdere la speranza, poi cercare di mettere al sicuro il buon seme dando vita a piccole aggregazioni che vivano la vera fede, che si formino alla vera fede, perché il deposito della fede va messo in piccoli granai, evitando di sentirsi migliori degli altri ma consapevoli di essere più fortunati e di avere questo grande e grave compito, e quando il Signore vorrà il seme tornerà a fruttificare.”
Grazie dunque ad Alessandro Gnocchi che con questa sua relazione ha confermato una volta di più il lavoro che stiamo facendo, spinti dalla nostra Mamma del Cielo e ci sprona a continuare con sempre maggiore sforzo e con tanta umiltà.