Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna.

Nel vangelo di domenica scorsa Gesù racconta questa parabola, alla presenza dei sacerdoti e dotti di un tempo:

“Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.”
Si capisce il chiaro riferimento che Gesù fa agli ipocriti, che all’apparenza seguono Dio, ma in realtà non lo seguono affatto. Ma c’è un altro particolare importante nel racconto in esame e che è ricorrente in molte parabole di Gesù: il fatto, cioè, che Dio è Padre. L’onnipotente non è quindi un padrone, ma un papà; nel vangelo non dice “va a lavorare la mia vigna”, ma “và a lavorare nella vigna”. La vigna è anche nostra, Egli è un papà che si preoccupa del futuro del figlio.
In questa parabola riscontriamo anche la fragilità umana: quel figlio che dice prima un  “no” al padre, poi, però, pentendosi, va e lavora nella vigna. Quante volte noi diciamo “no” al Signore? Ogni volta che pecchiamo. Il sacramento della confessione serve proprio a questo, a farci tornare a lavorare nella vigna. Nonostante il peccato sia grave, ancor più grave è giustificarlo, come ha ribadito la Madonna nei suoi messaggi. Quindi il vero dramma umano non è tanto il cadere nel peccato –  solo la Santa Vergine, come creatura umana, ricordiamolo, ne è stata esentata da sempre per Grazia –  ma fare finta che non esista, o peggio avere la superbia di pensare: “questo non è peccato, Dio si sbaglia”!
Dio non si sbaglia, ci ama e se una cosa non ci sembra giusta, capiremo il suo significato in Paradiso; quindi dobbiamo fare solo una cosa non facile ma importantissima: fidarci e affidarci a Lui come ha fatto Maria!